La Facilitazione è una prassi specifica e autonoma di applicazione dei fondamenti della PP che si basa su un modello dialogico basato sui Fondamenti, finalizzato a coltivare la nobile e antica pratica del perfezionamento personale.
Il facilitatore della padronanza personale è chiunque, in ambito professionale stimoli e supporti il riconoscimento e la modifica di abitudini e convinzioni obsolete e disfunzionali, stimolando contemporaneamente l’individuazione di nuove forme di sé.
Facilitare significa stimolare un chiarimento continuo del vissuto interiore e della realtà esteriore da parte del facilitato. Vengono esaminati i pensieri con cui il facilitato pensa, per valutarne l’adeguatezza rispetto alle proprie reali motivazioni, agli obiettivi possibili e alla realtà.
La continua riscoperta delle dimensioni non coltivate del proprio essere è una direzione, non può mai diventare un punto di arrivo. Ad esempio, muoverci verso nord non ci farà mai arrivare al nord, che non esiste in sé. Ma in questa direzione possiamo raggiungere via via delle mete. La PP è un itinerario aperto, ma perfettamente compiuto in ogni momento nel quale ci mettiamo nelle condizioni interiori di soddisfare meglio le nostre esigenze e di relazionarci agli altri in modo più autentico. Ogni passo in più verso ciò che ci serve e che vogliamo veramente è un punto di arrivo.
Il processo di facilitazione inizia dal momento in cui il facilitato, in piena autonomia e responsabilità, ritiene che qualche aspetto di sé non sia più utile e funzionale al proprio equilibrio di vita professionale. A partire dalla conseguente decisione di trasformazione, il facilitatore promuove e sostiene il potenziale evolutivo e creativo del facilitato e la sua piena realizzazione in ambito professionale.
Il lavoro di facilitazione supporta le persone in ambito professionale a:
Il facilitatore accompagna innanzitutto il facilitato ad accogliersi. Quindi a condurre una sincera autoanalisi e a individuare gli ambiti di sé che ha privilegiato e quelli che invece ha trascurato. Il facilitatore aiuta a vedere che ogni dimensione del nostro essere ha un senso, una bellezza e un’utilità. Nessun lato della natura umana è di per sé negativo. Diventa tale solo se mal compreso e giudicato. Cogliere il potenziale delle parti silenti consente di sfruttarne l’energia.
Il lavoro di facilitazione attraverso la padronanza personale parte dal contatto con il proprio sé e dalla conseguente mobilitazione dell’apertura creativa. Se non soddisfatti, i nostri bisogni di autorealizzazione si manifestano come tensione emotiva. Questa svolge un ruolo molto utile, segnalandoci, come una spia rossa sul cruscotto della nostra macchina, che qualcosa manca, che esiste qualche dimensione da integrare nella nostra vita. A partire da questa insoddisfazione, il facilitatore supporta l’eventuale decisione del facilitato di cambiare alcune convinzioni per sentirsi più integro, ampio e completo. Il Facilitatore supporta le persone nel continuo riconoscimento della correlazione tra tensione emotiva e tensione creativa. E nel conseguente movimento di trasformazione.
La PP viene utilizzata nella facilitazione contemporaneamente come direzione e come metodo.
La PP è un metodo di vita. Basato sulla profonda convinzione che il lavoro di conquista della libertà, dell’autorealizzazione e della soddisfazione non è frutto dell’avere qualcosa di esterno, ma è una conquista interna. E’ una trasformazione della relazione con noi stessi e con gli altri. Implica un’espansione e una coltivazione continua del nostro essere.
Il facilitatore ha un atteggiamento di rispetto per l’altro e per le sue scelte durante il dialogo. Senza approvazione né biasimo, cerca di provocare, di scuotere il pensiero che non si traduce in azione, di far vedere dove la sua visione delle cose si arresta limitandolo.
L’ambizione del facilitatore è che la PP possa diventare un riferimento per i facilitati (professionisti, leader o gruppi di lavoro) che vogliano sviluppare autonomamente la consapevolezza e la capacità di evolvere professionalmente.